Acerbo

Dopo mesi di illusione tutto è svanito in pochi minuti.

Ho vissuto in una bolla felice che offuscava la realtà ed è poi inevitabilmente esplosa lasciando il pavimento bagnato dalla verità, dall’amaro in bocca e da qualche, poca, mia lacrima.

Vedevo i difetti ma non mi toccavano, mi accontentavo di stare bene e di ciò di positivo che ricevevo.

Leggevo il suo continuo cercarmi, chiamarmi, esserci, accarezzarmi e ascoltarmi come un inequivocabile interesse. Interesse nel quale stavo bene e grazie al quale trovavo la forza di curare un pò le mie ferite.

Ho spinto me stessa oltre i miei limiti varie volte: nella comprensione, nel coraggio e infine nel dire la verità: “mi piacevi […]”

E così il sogno è presto svanito: “mi sono allontanato perché ho visto il tuo interesse […]non voglio impegnarmi” la sostanza della risposta.

E la bolla esplode.

E la mascella cade.

Il mio gentile invito a sparire fisicamente e digitalmente è stato da lui facilmente accolto, dopo cinque mesi di continua vicinanza è evaporato senza alcuna difficoltà.

Vedere che è così facile fare a meno di me da un giorno all’altro è il miglior modo per continuare a  crogiolare un’autostima perennemente in crisi.

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Sogni di una carezza

Eccomi qui per raccontare l’ennesimo invaghimento senza futuro.

Sento un interesse da parte tua che grazie alla tua costanza, pazzia e pazienza è ormai da me ricambiato. Ho paura, mi posso fidare?

Vorrei poterti parlare coccolata sul letto, raccontarti di tutte le mie paure e sentirmi per la prima volta nella vita compresa e amata

Vorrei fossimo come bambini che, senza fretta, con innocenza stanno insieme con fiducia nell’altro e nel futuro

Vorrei vivere di te, dimenticandomi di tutti i problemi, lo stress e le debolezze

Vorrei che non giudicassi la mia incapacità a sconfiggere i miei demoni e che mi amassi ancora di più vedendo l’enorme bisogno che ne ho

Io il coraggio di dirti ciò che provo ce l’ho, e tu?  Vorrei tanto lo avessi, lo meriterei.

 

Paturnie amorose

Provo un interesse per la persona sbagliata.

Perché sbagliata?

non mi guarda, mi tratta male e si disinteressa di me.

Perché mi piace?

perché non mi guarda, mi tratta male e si disinteressa di me.

E’ questo l’unico amore passionale che posso provare? uno così malato e avvilente e lontano dal vero amore?

Ti odio e purtroppo per questo mi piaci. E per questo mi odio.

 

Flussi amorosi

Dopo una vita passata nell’essere prudente, terrorizzata da tutto, dal “non rischio per non bruciarmi”, mi sono buttata.

E’ tutto nuovo e veloce, in parte funziona in parte no.

Voglio un rapporto in cui si è assolutamente sinceri e in sintonia, anche se diversi e con diversi pensieri e opinioni, un continuo confronto.

Se non si parla il tutto diventa insipido e fraintendibile.

Per raggiungere serenità e fiducia totale devo ricevere sicurezza, attenzioni, tempo.

Perché dici di volermi bene ma mi metti dietro a tutti i tuoi impegni?

perché non mi parli, non ti confidi, non ti esprimi?

E’ un “odi et amo 2.0”; lo definirei “non ti sopporto ma vorrei stare abbracciata con te a vita”.

Mente e corpo

La mente mi controlla, decide lei se devo essere triste o felice, se devo piangere, essere irritata, incazzata, decide se ho fame, decide se ho sonno, vive al mio posto.

Perché parlo della mia mente come un’ entità al di fuori di me?

perché io non sono la mia mente, o almeno non solo.

Io sono anche corpo con bisogni fisiologici, limiti e pregi. La testa invece si è appropriata di tutto ciò, delle decisioni che non le spettavano, ha sconvolto l’equilibrio, imponendo una vita ipercalcolata al corpo.

Il corpo è libertà imprigionato negli schemi perfetti della mente.

Un confuso flusso di coscienza

22 Febbraio 2018

La tempesta sembra essersi placata, dentro e fuori di me.

Rimane il vento, ostinatamente cammino e mi dimeno contro corrente.

A volte mi chiedo se non sia questo il riassunto della mia vita: vagare controcorrente, sbattendo in qua e là, senza mai pace, senza mai tregua. Correre col vento non è nella mia indole; è possibile trovare la felicità se la ricerca stessa è una lotta in negativo?

Mi consolo pensando alla tempesta, lì si che era davvero dura. Ora rimane il ricordo, il rimpianto, la lotta con gli strascichi di dolore. La pace la trovo nello scappare, nel riempire, nel lavorare,… e poi? Poi scoppio. Scoppio con chi voglio bene, perché non lo sopporto pur volendogli bene o perché dato che gli voglio bene mi sfogo con lui?

Dopo la parentesi Marzulliana mi concedo la risposta: la soluzione è nell’impegno. So che il vento lo creo io ma non ho la forza di sconfiggerlo, ho paura.

Paura di quello che ti fa star male?

Sì. Eccedo da un lato e mi rifugio nell’opposto. Ci sto male ma pensando al passato e all’altro eccesso sto peggio. Trovare un equilibrio intermedio? fosse facile… Per trovare l’equilibrio ed uscire dall’eccesso bisogna non temere il lato opposto. La paura di eccedere non fa trovare l’equilibrio naturale.

E’ così facile vivere nel proprio equilibrio! tanto quanto è difficile ritrovarlo una volta perso.

 

Non c’è ruolo che ti renda giustizia

Mi sento in colpa per non soffrire abbastanza.

Ore 13:00 camere ardenti

Mi viene da ridere. La situazione è comica. Osservo una sagoma che somiglia molto vagamente a mia nonna. Vestiti uguali ai suoi, indossabili da chiunque, stessi capelli bianchi, ma chi non li ha alla sua età? Mi fa lo stesso effetto di guardare una statua al museo delle cere. Mi fa ridere che un prete antipatico la ricordi attraverso frasi fatte e sermoni che nemmeno lui ascolta.

Nonna per me sei la punta delle tue dita, sempre morbide, fresche, affusolate.

Sei l’espressione che facevi quando ti dicevo “ti voglio bene”, quella faccia commossa, quasi imbarazzata, che rispondeva “anche io” senza parlare. Una volta non lo facevi ma con l’età ti sei addolcita anche tu.

Sei la pazienza, l’aspettare fino al bisogno impellente per non disturbare un altro e la pazienza anche nell’essere disturbata per ogni sciocchezza.

Sei la comicità nel ridere per cose per cui nessuno riderebbe (non ti ho mai vista ridere come per quei pochi tre presi a scuola, non avrei mai pensato di ringraziare un giorno di averli presi).

Sei il nostro ultimo saluto. Tu che non sempre rispondevi ai miei “ti voglio bene” hai fatto di tutto per dirmelo questa volta. Non potevi parlare, hai faticato ad esprimerti a gesti. Ma hai continuato finchè non ho capito. E’ stato il regalo più grande che mi potessi fare nonna.

Grazie di tutto, mi manchi e mi mancherai sempre,

la persona che ti amava di più.

 

riflessioni su una piccola esistenza che procede svuotandosi in mezzo al caotico vivere