Mente e corpo

La mente mi controlla, decide lei se devo essere triste o felice, se devo piangere, essere irritata, incazzata, decide se ho fame, decide se ho sonno, vive al mio posto.

Perché parlo della mia mente come un’ entità al di fuori di me?

perché io non sono la mia mente, o almeno non solo.

Io sono anche corpo con bisogni fisiologici, limiti e pregi. La testa invece si è appropriata di tutto ciò, delle decisioni che non le spettavano, ha sconvolto l’equilibrio, imponendo una vita ipercalcolata al corpo.

Il corpo è libertà imprigionato negli schemi perfetti della mente.

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Un confuso flusso di coscienza

22 Febbraio 2018

La tempesta sembra essersi placata, dentro e fuori di me.

Rimane il vento, ostinatamente cammino e mi dimeno contro corrente.

A volte mi chiedo se non sia questo il riassunto della mia vita: vagare controcorrente, sbattendo in qua e là, senza mai pace, senza mai tregua. Correre col vento non è nella mia indole; è possibile trovare la felicità se la ricerca stessa è una lotta in negativo?

Mi consolo pensando alla tempesta, lì si che era davvero dura. Ora rimane il ricordo, il rimpianto, la lotta con gli strascichi di dolore. La pace la trovo nello scappare, nel riempire, nel lavorare,… e poi? Poi scoppio. Scoppio con chi voglio bene, perché non lo sopporto pur volendogli bene o perché dato che gli voglio bene mi sfogo con lui?

Dopo la parentesi Marzulliana mi concedo la risposta: la soluzione è nell’impegno. So che il vento lo creo io ma non ho la forza di sconfiggerlo, ho paura.

Paura di quello che ti fa star male?

Sì. Eccedo da un lato e mi rifugio nell’opposto. Ci sto male ma pensando al passato e all’altro eccesso sto peggio. Trovare un equilibrio intermedio? fosse facile… Per trovare l’equilibrio ed uscire dall’eccesso bisogna non temere il lato opposto. La paura di eccedere non fa trovare l’equilibrio naturale.

E’ così facile vivere nel proprio equilibrio! tanto quanto è difficile ritrovarlo una volta perso.

 

Non c’è ruolo che ti renda giustizia

Mi sento in colpa per non soffrire abbastanza.

Ore 13:00 camere ardenti

Mi viene da ridere. La situazione è comica. Osservo una sagoma che somiglia molto vagamente a mia nonna. Vestiti uguali ai suoi, indossabili da chiunque, stessi capelli bianchi, ma chi non li ha alla sua età? Mi fa lo stesso effetto di guardare una statua al museo delle cere. Mi fa ridere che un prete antipatico la ricordi attraverso frasi fatte e sermoni che nemmeno lui ascolta.

Nonna per me sei la punta delle tue dita, sempre morbide, fresche, affusolate.

Sei l’espressione che facevi quando ti dicevo “ti voglio bene”, quella faccia commossa, quasi imbarazzata, che rispondeva “anche io” senza parlare. Una volta non lo facevi ma con l’età ti sei addolcita anche tu.

Sei la pazienza, l’aspettare fino al bisogno impellente per non disturbare un altro e la pazienza anche nell’essere disturbata per ogni sciocchezza.

Sei la comicità nel ridere per cose per cui nessuno riderebbe (non ti ho mai vista ridere come per quei pochi tre presi a scuola, non avrei mai pensato di ringraziare un giorno di averli presi).

Sei il nostro ultimo saluto. Tu che non sempre rispondevi ai miei “ti voglio bene” hai fatto di tutto per dirmelo questa volta. Non potevi parlare, hai faticato ad esprimerti a gesti. Ma hai continuato finchè non ho capito. E’ stato il regalo più grande che mi potessi fare nonna.

Grazie di tutto, mi manchi e mi mancherai sempre,

la persona che ti amava di più.

 

Amaro

Amaro in bocca.

Vuoi urlare ma non puoi farlo: i veri colpevoli, se così si può dire, hanno il coltello dalla parte del manico. Tu sei la prima colpevole, socia di minoranza, ma comunque artefice in qualche modo del tuo destino e di come sono andate le cose.

E allora piangi. Piangi di rabbia. Una zolletta di zucchero contro venti limoni. La zolletta si scioglie e svanisce. Le lacrime finiscono e l’amaro resta.

C’è di peggio di questo: esiste il vuoto. Non ti arrabbi, non ti interessa, non ti tocca, non vivi.

Magra consolazione ma la prima di tante per indorare la pillola.

Desiderio

La vita è ingannevole a volte. E’ quando non hai voglia di uscire, sei stanca, infreddolita, tentata dal rimanere sotto il piumone con la tua serie tv perché tanto credi che sarà una serata all’insegna della noia e del freddo che la vita ti fa lo scherzetto: ti fa divertire e stare bene.

Come? facendoti sentire desiderata.

Tu sei anche carina ma troppo silenziosa, timida e innocente. Sei circondata da ragazze attraenti come e più di te ma che amano stare al centro dell’attenzione, conquistare e rifiutare, farsi notare e servire.

Tu non sei così, se qualcuno si avvicina troppo e non sei sicura di dove porterà la situazione i campanelli di allarme ti suonano subito nel cervello e in tutti i modi possibili allontani lo spasimante. Se sei troppo al centro dell’attenzione inizi a blaterare e ti senti in imbarazzo. Hai bisogno di essere notata per bene da pochi con poco.

Qualche parola basta per sentirsi desiderata senza bisogno di conquistare, smollare, straparlare o fare di tutto per farsi notare.

Cosa è successo? Nonostante i capricci delle ragazze accanto a te che per essere al centro dei discorsi di tutti si atteggiano maliziosamente con ogni individuo maschile (sempre diverso) per poi smollarlo a fine serata dopo qualche bacetto con promesse di approfondimenti che mai e poi mai rispetteranno; o adulando con calde risate e occhi teneri per poi scappare incazzate senza motivo solo per farsi inseguire o comunque notare.

Ecco, nonostante ciò, tu, tu che volevi essere vista per quello che sei e comunque desiderata (non notata, desiderata che è diverso), tu sei al centro della serata. E’ a te che fanno un complimento sottile, quasi impercettibile quello che a te colpisce e piace. Sei tu che cammini a braccetto con l’inconquistabile. Sei tu che aiuti il tuo amico nel momento del bisogno.

Non ti piace nessuno ma tu sei piaciuta a tutti, non con doppi fini, anche solo in amicizia, ma sei piaciuta.

Sicuramente di più di chi scala montagne e specchi per raggiungere un po’ di attenzione.

In cerca di me

Come stai? Bene? Male? Boh.

Non sto male, questo lo so, lo so soprattutto ora che ho imparato cosa vuol dire vedere il male prendere la vita; una ferita grande, fresca, che ha bisogno di tempo per rimarginarsi e che il suo tempo ha avuto e sta avendo.

Ma non sto male.

Bene? Va tutto bene, corro e ottengo risultati (con margini di sfiga e culo), ma correre sempre fa stare bene?

Come sto? Vedo tutto grigio. Sono stanca. Il colore della stanchezza credo sia proprio questo: il grigio con tutte le sue sfumature.

La soluzione è prendersi i propri tempi, pensare alla nonna che da piccola ti vedeva e subito capiva tutto: ” Te sei impastata di sonno! Fatti una bella dormita e passa tutto!”

Oggi non passa tutto con una dormita ma di sicuro il tutto viene visto come una catastrofe meno imminente, irreversibile e inaffrontabile. Si può vedere un barlume di verde in mezzo alle tonalità del grigio.

Quindi buonanotte, prendersi cura di sé è un’ottima soluzione a molti problemi.

Cina

Primo impatto

Tante persone, una lingua incomprensibile, poca aria, molto silenzio.

Scenari da film futuristici.

Seconda impressione

Una cultura completamente differente appare poco alla volta; tanta storia, tanta povertà, tanto patriottismo.

Le persone sputano, ruttano, i bambini orinano e defecano davanti a tutti nelle strade ed hanno pantaloni appositamente bucati per questo. L’igiene è minima.

Maleducazione? Non sempre, o non solo. Conseguenza piuttosto della povertà attuale e passata (a mio parere). La pulizia costa molto e l’educazione è, in parte, da ricchi. Se non riesci a garantire a tuo figlio un bagno pulito lo fai soffrire per educazione o gli insegni a liberarsi per strada?

Non lo so, non so cosa farei, è difficile adeguarsi a una visione della vita così differente. Anche ruttare in pubblico, “che maleducazione!”. Soffrire è molto educato ma ne vale la pena? Io credo di sì ma capisco che si possa sostenere il contrario, soprattutto per chi abbia vissuto in una società che lo ritiene normalità.

Dopo nemmeno un mese di vacanza anche io mi sentivo più libera nei bisogni che il mio corpo mi mostrava.

Patriottismo

I cinesi non si vergognano di essere cinesi. Gli italiani spesso sì. I cinesi credono nella loro terra, tradizione, nei loro connazionali e hanno principi ben saldi: onestà, ospitalità, precisione, umiltà, disciplina.

La tradizione appare da ogni città, monumento o museo visto.

Tra le doti cinesi l’umiltà mi ha colpito molto, decine e decine di cinesi volevano fare foto con noi occidentali, ci dicevano “sei bella”, “che begli occhi”, “che bel naso”,…

Perché? A mio parere sempre per “povertà”. L’occidente più ricco, sviluppato da più tempo, modello da imitare, anche nell’estetica.

Legami. ODI ET AMO

Convivere in sei per quasi un mese in un paese in cui sei analfabeta, in cui non puoi telefonare, sei 24h su 24 legato agli altri non è facile. Si creano legami molto più saldi e profondi ma si arriva ad essere anche intolleranti, a non sopportare nessuno, a volere scappare, piangere, urlare.

Al contempo ti puoi divertire improvvisamente da morire, volere bene e conoscere e conoscersi molto meglio.

Me

E’ stata una grande sfida sotto forma di viaggio. La rigidità che mi caratterizza non combacia con un viaggio simile, in cui adattarsi è la parola d’ordine. Credo di avere superato la sfida, nei limiti della sopravvivenza e della salute mentale. In che senso?

Mi sono adattata in tutti i casi in cui bisognava sforzarsi molto, mi sono fermata quando avrebbe comportato una deprimente e controproducente crisi isterica.

Mi sono sentita in colpa per non essermi adattata al 100%, per essere stata un peso (anche solo “Cavolo! non si adatta a fare come gli altri nemmeno per due settimane. Che egoista, vuole fare tutto quello che le pare”).

E’ questo che penserei da persona estranea e capisco che i miei amici lo pensino. Non si può comprendere quanto una cosa banale e semplice sia per me una tragedia, ostacolo insormontabile, irreparabile, un divieto assoluto. Passerà ma non è ancora ora.

Correre troppo fa male e basta.

riflessioni su una piccola esistenza che procede svuotandosi in mezzo al caotico vivere